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  margheritagiovanilecce [ Giovani di Lecce per una nuova politica ]
         


5 aprile 2007

Appello Emergency

"Per la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi"
Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano
dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20
dai servizi di sicurezza afgani.
Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non
è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua
detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è
rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando "con i
cavi elettrici".
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele
Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano,
attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere
determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di
Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un "alto
meeting sulla sicurezza nazionale" presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di
non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse
contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.Non è accettabile che
il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga
pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente
chiesto al Governo italiano, negli cinque giorni, di impegnarsi per l’immediato
rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe
fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.

Anche tu puoi aderire su http://www.emergency.it/appello/index.php




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5 aprile 2007

Più di tre miliardi di persone nel mondo condannate ad una morte prematura

Riflessioni di Fidel Castro 


Dal sito

http://www.granma.cu/italiano/2007/marzo/juev29/fidel.html


Non si tratta di una cifra esagerata ma, semmai, prudente. Ho meditato molto su questo dopo la riunione tra il presidente Bush e i fabbricanti nordamericani d’automobili.

Lunedì 26 marzo la sinistra idea di trasformare gli alimenti in combustibile è stata definitivamente fissata come linea economica della politica estera statunitense.

Il testo di un dispaccio della AP, agenzia di stampa nordamericana che arriva in ogni angolo del mondo, recita:

“WASHINGTON, 26 marzo (AP). Il presidente George W. Bush ha elogiato lunedì i vantaggi delle automobili funzionanti con etanolo e biodiesel, durante una riunione con i fabbricanti di veicoli in cui ha cercato di dare impulso ai suoi piani di combustibili alternativi.

“Bush ha detto che un impegno dei leaders dell’industria automobilistica nazionale per duplicare la produzione di veicoli a combustibile alternativo aiuterebbe a far sì che gli automobilisti abbandonino i motori funzionanti a benzina, riducendo la dipendenza del paese dal petrolio d’importazione.

“’È un grande progresso tecnologico per il paese’, ha detto Bush dopo aver ispezionato tre veicoli a combustibile alternativo. Se la nazione vuole ridurre il consumo di benzina, il consumatore deve avere la possibilità di prendere una decisione razionale.

“Il Presidente ha sollecitato il Congresso ad avanzare rapidamente nell’introduzione di una legislazione proposta recentemente dal Governo per ordinare l’uso di 132 miliardi di litri (35 miliardi di galloni) di combustibile alternativi per il 2017 e per imporre parametri più esigenti di consumo del combustibile nelle automobili.

“Bush si è riunito con il presidente del consiglio e direttore generale della General Motors Corp., Rich Wagoner; con il direttore generale di Ford Motor Co., Alan Mulally e con il direttore generale del gruppo Chrysler di Daimler Chrysler AG, Tom LaSorda.

“I partecipanti all’incontro hanno discusso misure atte a sostenere la produzione di veicoli a combustibile alternativo, dei tentativi per sviluppare l’etanolo a partire da fonti come l’erba e la segatura e una proposta per ridurre del 20% in dieci anni il consumo di benzina.

“Gli incontri si sono svolti in un momento in cui il prezzo della benzina è in aumento. Lo studio più recente dell’organizzazione Lundberg Survey segnala che il prezzo medio nazionale della benzina è aumentato di 6 centesimi per gallone (3,78 litri) nelle ultime due settimane, arrivando a 2,61 dollari”.

Penso che ridurre e riciclare tutti i motori che consumano elettricità e combustibile sia una necessità elementare e urgente di tutta l’umanità. La tragedia non consiste nel ridurre questi costi energetici, ma nell’idea di trasformare gli alimenti in combustibile.

Oggi si sa con precisione che una tonnellata di mais può produrre in media soltanto 413 litri di etanolo, equivalenti a 109 galloni.

Il prezzo medio del mais nei porti degli Stati Uniti è di 167 dollari la tonnellata. Sono pertanto necessari 320 milioni di tonnellate di mais per produrre 35 miliardi di galloni di etanolo.

Il raccolto del mais negli USA nel 2005, secondo i dati della FAO, è arrivato a 280,2 milioni di tonnellate.

Anche se il Presidente parla di produrre combustibile a partire dall’erba o dai trucioli del legno, chiunque capisce che si tratta di frasi assolutamente irrealistiche. Ripeto: 35 miliardi di galloni significano un 35 seguito da nove zeri!

Seguiranno poi dei begli esempi di ciò che conseguono gli sperimentati e ben organizzati agricoltori degli Stati Uniti rispetto alla produttività di ogni uomo ed ogni ettaro: il mais trasformato in etanolo; i residui di questo mais trasformati in mangime per gli animali con il 26% di proteine; gli escrementi del bestiame utilizzati come materia prima per la produzione di gas. Ma questo, dopo ingenti investimenti, è alla portata solamente delle imprese più poderose, dove tutto deve ruotare attorno al consumo d’elettricità e combustibile.

Applicate questa ricetta ai paesi del Terzo Mondo e vedrete quante persone non consumeranno più mais tra le masse affamate del nostro pianeta. O peggio: concedete ai paesi poveri prestiti per finanziare la produzione di etanolo dal mais o da qualsiasi altro tipo di alimento e non rimarrà in piedi nemmeno un albero per difendere l’umanità dal cambiamento climatico.

Altri paesi della parte ricca del mondo hanno programmato di usare non solo mais, ma anche grano, semi di girasole, di colza ed altri alimenti per la produzione di combustibile. Per gli europei, per esempio, sarebbe redditizio importare tutta la soya del mondo allo scopo di ridurre il consumo di combustibile delle loro automobili ed alimentare i loro animali con i residui della detta leguminosa, particolarmente ricca di tutti i tipi di aminoacidi essenziali.

Gli alcool venivano elaborati a Cuba come sottoprodotto dell’industria zuccheriera, dopo aver praticato tre estrazioni di zucchero al succo della canna. Il cambiamento climatico sta già danneggiando la nostra produzione di zucchero. Grandi siccità si alternano con piogge record, che appena permettono di produrre zucchero per cento giorni, con rese adeguate nei mesi del nostro assai moderato inverno e così manca zucchero per ogni tonnellata di canna o manca canna per ogni ettaro, a causa della prolungata siccità nei mesi di semina e coltivazione.

In Venezuela userebbero l’alcool non per l’esportazione, ma per migliorare l’impatto ambientale del loro combustibile. A prescindere dall’eccellente tecnologia brasiliana per produrre alcool, a Cuba l’impiego della detta tecnologia per la produzione diretta di alcool a partire dal succo della canna è soltanto un sogno o una stravaganza di coloro che si fanno illusioni su quest’idea. Nel nostro paese, le terre dedicate alla produzione diretta di alcool possono essere molto più utili nella produzione di alimenti per il popolo e nella protezione dell’ambiente.

Tutti i paesi del mondo, ricchi e poveri, senza eccezione alcuna, potrebbero risparmiare miliardi di dollari in investimenti e combustibile semplicemente sostituendo tutte le lampadine incandescenti con lampadine fluorescenti, cosa che Cuba ha fatto in tutti i focolari domestici del paese. Ciò rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per resistere al cambiamento climatico senza provocare la morte per fame delle masse povere del mondo.

Come si può vedere, non uso aggettivi per qualificare il sistema ed i padroni del mondo. Questo lo sanno fare in modo eccellente gli esperti in informazione, scienze socio-economiche e politiche onesti che nel mondo abbondano e che studiano costantemente il presente ed il futuro della nostra specie. Sono sufficienti un computer e le sempre più numerose reti Internet.

Oggi ci troviamo di fronte per la prima volta ad un’economia veramente globalizzata e ad una potenza dominante nel terreno economico, politico e militare, che non assomiglia in niente alla Roma degli imperatori.

Qualcuno si chiederà perchè parlo di fame e sete. Rispondo: non si tratta dell’altra faccia di una moneta, ma di varie facce di un altro oggetto, come può essere un dado a sei facce, o un poliedro con molte più facce.

Mi avvalgo in questo caso di un’agenzia ufficiale di notizie, fondata nel 1945 e generalmente ben informata sui problemi economici e sociali del mondo: la TELAM. Cito testualmente:

“Circa due miliardi di persone, da qui a 18 anni, abiteranno in paesi e regioni dove l’acqua sarà un lontano ricordo. Due terzi della popolazione mondiale potrebbero vivere in luoghi dove questa scarsità potrebbe produrre tensioni sociali ed economiche di una tale portata da provocare guerre per il prezioso ‘oro azzurro’.

“Negli ultimi 100 anni l’uso dell’acqua è aumentato ad un ritmo due volte superiore al tasso di crescita della popolazione.

“Secondo le statistiche del Consiglio Mondiale dell’Acqua (WWC è la sigla in inglese), si stima che nel 2015 il numero di abitanti colpiti da questa grave situazione aumenterà fino a raggiungere i 3 miliardi e 500 milioni di persone.

“L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha celebrato il 23 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua, chiamando ad affrontare da quello stesso giorno la scarsità mondiale del prezioso liquido, con il coordinamento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), con l’obiettivo di sottolineare la crescente importanza della mancanza d’acqua a livello mondiale e la necessità di una maggior integrazione e cooperazione, che permettano di garantire una gestione efficiente delle risorse idriche.

“Molte regioni del pianeta stanno soffrendo una grave scarsità d’acqua e vivono con meno di 500 metri cubici per persona all’anno. Sono sempre di più le regioni che soffrono della cronica mancanza del vitale elemento.

“Le principali conseguenze della scarsità dell’acqua sono la sua insufficiente quantità per la produzione di alimenti, l’impossibilità dello sviluppo industriale, urbano e turistico ed i problemi di salute”.

Fin qui il dispaccio della TELAM.

Non menzionerò in quest’occasione altri importanti fatti, come i ghiacci che si sciolgono in Groenlandia e nell’Antartide, i danni alla fascia dell’ozono e la crescente quantità di mercurio in molte specie di pesci che vengono consumati abitualmente.

Esisterebbero altri temi da affrontare, ma con queste righe ho voluto soltanto fare un commento sulla riunione del presidente Bush con i principali dirigenti delle compagnie automobilistiche nordamericane.

28 marzo 2007

(Traduzione Granma Int.)

 




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21 marzo 2007

Finanziaria...un manualetto!!!


foto dal sito www.margheritaonline.it

Gli argomenti di dialogo e confronto sono tanti in questi giorni, dall’Afghanistan, ai DICO, a Vallettopoli, ma sinceramente sono stufo di immettermi nei soliti canali di discussioni che ogni giorno vediamo e sentiamo sui mass media. Su alcuni di questi c’è tanto da dire su altri come i DICO non c’è quasi niente da aggiungere, certe posizioni che non appartengono allo Stato laico italiano sono del resto irrilevanti per la nostra politica o almeno lo dovrebbero essere, cosa che mi spinge a non parlarne, si darebbe altrimenti rilevanza a posizioni che non ne hanno per la vita di uno Stato laico nel 2007. Cio’ non toglie naturalmente che chi desidera può inviare a
margheritagiovanilecce@yahoo.it anche un articolo su questi argomenti.

 

Sul sito http://www.margheritaonline.it/dipartimenti/scheda.php?id_dipartimenti=12978&sezione=43

Si trova un utile manualetto che spiega la finanziaria 2007, spesso non ben compresa dai cittadini che invece segna un punto importante per la crescita del nostro Paese (pur con dei punti critici e contestabili). Un documento che ci fa capire meglio una legge utile per il nostro Paese e utile per noi e per i nostri dibattiti.

Spero possa essere utile.

 

Antonio Lopez y Royo




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15 marzo 2007

Appello per il partito democratico

Vi invito a sottoscrivere questo appello per il partito democratico.

A piu di due anni dallo svolgimento delle primarie che hanno coinvolto oltre 4 milioni di militanti ed elettori del centrosinistra, dopo due anni di dibattito tra i partiti e nella società sul se e sul come costruire il Partito Democratico, noi sottoscritti, chiediamo che entro la conclusione dei congressi dei Ds e della Margherita previsti per il prossimo aprile, venga indicata con chiarezza la data in cui si terrà l’ Assemblea costituente del Partito Democratico“.

 Troverete l'appello e lo spazio per la sottoscrizione sul link http://www.robertogiachetti.com/wp-content/themes/skin/sottoscrivi.php




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9 marzo 2007

La Fracitana n.10


Indice La Fracitana n.10

 

  • World Social forum
  • Riflessioni in vista del Partito Democratico

·         Avanti con il programma

  • Contro le false memorie della storia rivisitata
  • Tempi oscuri per la giustizia

 

Per richiedere il numero scrivere a margheritagiovanilecce@yahoo.it




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5 marzo 2007



Riflessioni in vista del Partito Democratico

Non perdiamo di vista la rappresentanza femminile

 

15-02-2007

 

Il percorso che si vuole intraprendere, verso il Partito Democratico, non significa rinunciare o mettere da parte la propria identità o autonomia culturale. Credo che il fine comune sia quello di costruire, con sapiente gioco di trama ed ordito, una struttura di idee e valori superiore perché condivisa e partecipata consapevolmente. La frammentazione politica a livello nazionale, in crescita nel corso di questi ultimi anni, e la impossibilità di rendere pienamente soddisfatto il diritto degli elettori a veder realizzato il programma che hanno votato, a causa dei tentativi sfibranti di conciliazione tra i tanti partiti della coalizione, sono problemi che richiedono una risoluzione. Ed il Partito Democratico sembra essere la risposta, la soluzione riformista che si rende necessaria, proprio perché democratica. Può rivelarsi la scelta giusta per restituire fiducia e certezze ai tanti che le hanno perse strada facendo. Ma, e arrivo al punto, è possibile parlare di PD senza fare riferimento alla questione “femminile”? Ovviamente è una domanda retorica… Al costituendo Partito Democratico è gia stato rimproverato di non aver previsto la partecipazione di nemmeno una donna all’interno del Comitato dei saggi incaricato di stilare il Manifesto della nuova formazione politica. E allora diventa legittimo domandarsi se aver pensato alla nascita di un nuovo partito, simbolo di una sterzata innovativa per la democrazia italiana, senza il contributo e la presenza di donne sia attribuibile ad una distrazione oppure ad altro. E’, inoltre, singolare che la questione “quote rosa” sia stata abbandonata in tempi rapidissimi. Ma forse è ancora più anomalo, per non dire scoraggiante, che in un contesto, come quello italiano, non sia bastata l’autoregolamentazione e la composizione autonoma del problema da parte dei singoli gruppi politici a far crescere la rappresentanza femminile. Ma, considerando la peculiarità, vale a dire l’arretratezza  della nostra  realtà politico-sociale, sono dell’opinione che in ogni caso, non si tratti di una sconfitta delle donne, ma di uno strumento forse necessario  per contrastare gli antichi retaggi culturali per cui la donna deve essere solo e soltanto figlia, moglie e madre. Tutto questo per dire che il tema è di estrema attualità. Non vi sembri, perciò, superato il riferimento alla condizione delle donne in politica; perché parlare di donne è parlare di modernità e di democrazia effettiva, che coesistono solo se tenute vive da alti valori, quali libertà ed uguaglianza. Questo significa puntare su una cittadinanza piena ed attiva, che sia politica, economica e sociale, di uomini e donne, con le stesse opportunità, a pari condizioni e possibilità. Libertà ed uguaglianza significa dare piena attuazione al principio di parità dei due sessi nell’accesso ai luoghi di influenza, di decisione e di potere; principio che non possiamo dire soffra di eccezioni, perchè nella pratica si rivela un eccezione esso stesso, costantemente. Il mio auspicio è che questa nuova formazione politica si riveli  orientata e propensa ad un rinnovamento politico e sociale, sotto questo aspetto. Che si configuri da subito come un partito che, oltre a riconoscere, ma questo è doveroso, l’uguaglianza giuridica, si impegni a porre rimedio a questa patologia del sistema democratico. E’ indispensabile ed imprescindibile uno sforzo volto a favorire l’accesso delle donne, in misura equivalente agli uomini, ai ruoli di potere; a tal fine sembra necessario porre in essere strategie integrate miranti a promuovere una equilibrata partecipazione di donne e uomini ai processi decisionali. Quello che mi auguro, allora, è che la nascita di un vero partito democratico inizi con una valida partenza. Che sia da principio improntata alla condivisione, all’interazione e partecipazione di donne in gamba e uomini meno preoccupati dal potere ed influenza personale e dalla gerarchia. Che sia un patto tra generazioni e generi. Un luogo metaforico aperto al contributo di tutti, uomini e donne, giovani e meno giovani. Serve un segnale di cambiamento profondo della politica istituzionale, a partire dai livelli più decentrati, che argini ed impedisca riserve, corporativismi e conservatorismi, che scelga di valorizzare le risorse e le intelligenze femminili e giovanili. Che non favorisca la scomparsa delle donne dagli organismi rappresentativi, ma che preveda la presenza paritaria dei due sessi ed una maggiore partecipazione delle donne per una nuova politica riformatrice. Una politica, per così dire, non verticistica, non autoreferenziale, sottratta agli individualismi ed egoismi personali. Mi auguro, ancora,  una maggiore valorizzazione delle capacità e dell’impegno femminile. Sono convinta che la nascita del PD inaugurerà, anche al suo interno, un cambiamento di registro, un diverso approccio dialettico, che sia segno di confronto con la cultura politica “di genere”. Insomma, spero in un partito riformista e democratico, frutto di un processo politico che abbia la consapevolezza dei mutamenti culturali, economici e sociali e, proprio per questo, capace di farsi rappresentante delle nuove esigenze e bisogni. Un partito fatto di identità diverse che non costituiscano, all’interno dello stesso contenitore, la mera somme delle parti; ma che si rimescolino e si ritrovino in una stessa idea di progresso, in un sistema di valori condiviso; che promuovano coesione, senso di appartenenza, condivisione degli stessi valori forti; che sappiano coniugare  partecipazione e decisione. Per chi crede nella democrazia diventa assolutamente attuale e stringente avviare un percorso che valorizzi e raccolga le diverse energie, in modo aperto, partecipativo, innovativo.

 

Rita Regoli

Giovani della Margherita di Campi

 

 




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25 febbraio 2007

Avanti con il programma

Alla fine sembra che i festeggiamenti dell’altra parte politica sono serviti a ben poco.

Fortunatamente pare che si ritorni al governo Prodi, ma con quali incognite?

Sono stati elencati dal premier 12 punti sui quali andare avanti senza se o ma.Alcuni sono condivisibili altri meno, certo e’ che si deve governare per tutti i 5 anni per riuscire a portare a termine una serie di riforme di cui l’Italia ha fortemente bisogno e che solo questo governo ha avuto la forza di iniziare.

Liberalizzazioni, facilitazioni per chi assume a tempo indeterminato, il salario sociale……facilitazione per aprire un impresa….e cosi via (cose gia’ iniziate e che devono proseguire).

Abbiamo votato e creduto in questa colazione sulla base di un programma forse un po’ lungo, ma chiaro in molti suoi aspetti, si parlava di riconoscimento delle coppie di fatto (anche se non di PACS), e devono essere rispettati, del ritiro in Iraq ma nulla sull’Afghanistan, allora si rimane e cosi’via.

E’ evidente che non tutti i punti piacciono a tutti, ma nella totalita’ hanno trovato appoggio in tutti i partiti che ora formano la maggioranza. Ci ricorderemo di quelli che dopo l’elezione hanno iniziato a criticare alcuni di quei punti che proprio loro avevano sottoscritto durante la campagna elettorale e che ora non riconoscono piu’…ci avrebbero dovuto pensare prima di presentarsi agli elettori con un determinato programma, ma si sa che il richiamo del potere su molti ha una precedenza rispetto ad una firma su un programma elettorale….stile ‘ora mi faccio eleggere con questo programma poi vediamo.

Si fa parte di una coalizione e anche se per esempio a me non piace il punto sulla TAV(per parlare di me), se avessi sottoscritto questo programma sarei stato coerente con questo anche dopo oppure non lo avrei sottoscritto per nulla.

L’italiano si dice abbia memoria corta, forse e’ vero o almeno forse per alcuni e’ vero….ma qui vogliamo ribadire di portare avanti un programma per il quale la maggioranza e’ stata eletta senza se o ma, in una coalizione e’ evidente che ogni partito per vedere delle proprie priorita’ accettate deve accettare anche le priorita’ dell’alleato.

Questo non significa tacere, ma dire si’ come si pensa, ma non minacciare una caduta del governo per andare contro ad un punto di programma gia’ sottoscritto e votato dagli elettori e da se stesso.

Un po’ di serieta’ per il bene dell’Italia.

 

Antonio Lopez y Royo




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22 febbraio 2007

Odissea in Italia 21 febbraio 2007!!!!!!

Leggo stupito quello che sta accadendo in Italia oggi.

Sono in Colombia e un po’ la distanza mi fa ingoiare meglio questo ennesimo boccone amaro di una politica che continua a deludermi. Certo c’era da aspettarselo dopo tante episodi di minacce e ministri o parlamentari che hanno puntato i piedi su varie questioni. E’ stata sola l’ultima goccia.

Certo che delusione!!!!!!!!

 

Dopo anni di un governo del quale almeno il 95% dei provvedimenti ritengo dannosi per il Paese, in materia di democrazia, economia e civiltà, ci ritroviamo un governo che abbiamo voluto, abbiamo votato abbiamo desiderato…lo abbiamo visto all’opera e certamente tanti sono stati gli errori ma anche tante le novità. Finalmente fra noi giovani (almeno parlo per me) iniziava ad aprirsi uno spiraglio di luce nel futuro. Iniziavo a pensare che forse lasciare il mio Paese era una cattiva idea, ora inizio a pensare che in fin dei conti dovrei fare come tanti altri giovani e lasciare un Paese dalla politica marcia, dalle negazione continua delle speranze delle nuove generazioni, gestita da logiche bigotte e spesso estremiste, ma soprattutto dove l’ipocrisia e l’interesse personale fanno ancora da padrone.

Siamo stufi, siamo stufi di tutto questo. Tanti bambini che litigano e giocano a fare le persone importanti mentre il Paese va a rotoli, ancora peggio quando le cose iniziavano ad andare meglio.

 

Parliamo di politica estera visto che è stato l’ultimo dibattito decisivo alla caduta del governo.

Un applauso a quanti hanno insistito per un ritiro dall’Afghanistan…un applauso ironico e satirico.

Credo che ci siano ritiri dovuti e ritiri irresponsabili come quest’ultimo. Ci si accorge che si è sbagliato e si lascia il Paese nel caos più totale?non credo in questo pacifismo, credo ad un pacifismo serio, credo che passi indietro si debbano fare ma ritiri affrettati potrebbero solo peggiorare la condizione in un Paese già martoriato da conflitti e disordini.

Non si lascia un Paese in mano al caos bellico dopo che lo si è creato sbagliando in nome di un ipocrita pace.

Ma accettando le differenti idee credo che un politico debba avere una visione più ampia e non così miope come molti hanno dimostrato.

Un politico che crede nel ritiro dell’Afghanistan e vuole fare di tutto per raggiungere questo obiettivo, bene, agita un  polverone  per non venir meno ai propri ideali si astiene o vota contro all’ultimo provvedimento. Risultato, cade il governo, quello stesso governo che ha dato inizio al ritiro dall’Iraq. E se grazie a questo voto illuminato fra qualche mese ci ritroviamo il vecchio governo?Cosa probabile!

Ci ritroveremo un'altra volta non solo sempre in Afghanistan ma anche in Iraq, e allora tutti contenti e felici con le bandiere della pace in piazza a protestare. In fin dei conti è più facile criticare e scendere in piazza che fare delle scelte a lungo periodo e serie.

Non credo nei politici di opposizione sempre e comunque, credo ai politici che quando serve sappiano fare opposizione ma che al momento del mandato popolare al governo siano responsabili e sappiano governare con la consapevolezza di un confronto con i propri colleghi di maggioranza e con la consapevolezza che pur avendo delle idee differenze si deve cercare di fare il bene del Paese e fare dei piccoli passi avanti in cio’ che si crede…meglio un piccolo passo avanti ma stabile che un lungo passo con la consapevolezza di non trovare un appoggio solido, soprattutto quando si ha la responsabilità di un intera nazione.

 

Certo non mi piace la politica dei troppi compromessi e dalle troppe paure. Mi piacerebbe una politica più decisa, più coraggiosa, che sappia dire con decisione i suoi si e i suoi no forte del sostegno di elezioni che hanno portato una coalizione al governo.

Non mi piacciono i mezzi PACS ma i PACS veri e i matrimoni fra omosessuali, non mi piacciono gli indulti per acclamazione di piazza ma gli indulti ragionati e pianificati seriamente. Non mi piacciono le mezze liberalizzazioni ma liberalizzazioni che non scendano a patti con chi vuole solo difendere dei privilegi.

Ma meglio mezze conquiste che una sconfitta o una rinuncia. Perché da un 50% di conquista si puo’ arrivare al 100% con un lavoro serio e nel tempo mentre con una sconfitta oggi e una sconfitta domani non si otterrà mai nulla.

 

Per essere propositivi

Credo che l’unica via di uscita sia la formazione di questo benedetto partito democratico sia a livello nazionale che europeo (basta con vecchie nostalgie), ci saranno persone che fonderanno partitini personali uscendo da questo processo e altre che si aggregheranno al processo, l’importante è avere finalmente un partito di centro sinistra unico e forte che sappia con decisione dire le proprie idee, che possa governare con autorevolezza e decisione, che non sia sempre minacciato da irresponsabili e cambiacasaccacercapotere dell’ultima ora.

Saranno in grado i nostri partiti di creare finalmente questo progetto?

Spero di si, ma non vedo sinceramente dei personaggi così carismatici da poterlo fare i tempi brevi e utili.

Chi votare allora alle prossime elezioni (che forse saranno a breve)? Naturalmente no chi si è reso partecipe all’ultimo governo di centro destra, uno dei peggiori a mio avviso della storia di Italia, ma neanche un baraccone come quello di questo centro sinistra litigioso e irresponsabile.

Resta l’astensione fino a che nuovi personaggi più seri si facciano strada in questa selva oscura che è oggi la politica italiana. Magari personaggi giovani con idee decise e serie…..quando ne avvistate uno fatemelo sapere!!!!

 

Sono deluso e a volte mi sembra di sprecare tempo nello scrivere, ci si imbatte nel solito muro di indifferenza e ipocrisia. Pacca sulla spalla sorrisino e poi la solita indicazione di voto.

Vorrei votare delle idee e non piu’ delle persone.

Poi pero’ ti capita di leggere le parole del grande RYSZARD KAPUSCINSKI che afferma che le parole non hanno quasi mai un effetto immediato ma che entrano piano piano nelle persone e che con il tempo portano a grandi rivoluzioni….allora mi faccio forza e continuo a scrivere anche se per una o due sole persone che leggeranno questo…ne varrà ugualmente la pena….solo perché ci credo veramente e per niente altro.

 

Antonio Lopez y Royo




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14 febbraio 2007






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13 febbraio 2007

Contro le false memorie della storia rivisitata

 

Ricordare "la shoah" perchè non accada più....

 

Ebrei ma non solo. Individui di sangue “ibrido”, testimoni di Geova, zingari, anarchici, comunisti, socialdemocratici, malati mentali, deformi, omosessuali, oppositori politici, criminali abituali, individui con tendenze “anti-sociali” e tutte le minoranze. Tutti obiettivo di un disegno politico culminato nella “soluzione finale”, nell’esodo forzato, nel genocidio organizzato, quale naturale sèguito della  missione morale di “purificazione” sotto il simbolo della svastica.

Un antisemitismo politico e razziale senza limiti di crudeltà, pilotato da un perfetto automatismo nell'obbedienza. Non è necessario ripercorrere le tappe di un’operazione di sterminio talmente tanto organizzata e meticolosa (finanche nella cernita e inventario degli effetti personali sequestrati ai deportati)  da assomigliare ad una industria dell’orrore. Sono atrocità note a tutto il pianeta.

Non dobbiamo perdere il ricordo di tutto ciò. Mai, e non solo nel Giorno della Memoria (che cade il 27 di ogni primo mese dell’anno, in memoria del 27 gennaio 1945, giorno in cui furono abbattuti i cancelli di Auschwitz).

Sarebbe, per ovvie ragioni, inutile commentare le opinioni di chi considera lo sterminio del “diverso” una enorme ed assurda leggenda. Questo non si può chiamare revisionismo, perché trascende la semplice ridefinizione del giudizio rispetto alla shoah. E anche questo, tuttavia, non sarebbe degno di essere preso in considerazione. Qui si vuole deliberatamente cancellare un pezzo di storia. E’ inutile rimarcare la pochezza di questo negazionismo. “Bisogna tenere alto il livello di guardia contro ogni rigurgito di antisemitismo”, ha detto il ministro della Giustizia Clemente Mastella, quando ha annunciato la presentazione del disegno di legge penale che condanna e punisce le affermazioni volte a negare i fatti storici degli anni 1941-45, assieme alla loro efferatezza e disumanità.

Ricordiamo sempre per impedire che queste dichiarazioni, che si scontrano con l’evidenza empirica, distorcano volontariamente l’eredità lasciata dai sopravvissuti e dalle prove documentali.

 

Mario Maci

Giovani de La Margherita di Campi




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